Da Gazzetta del Sud del 7 aprile 2015
INTERVISTA DI MARCO CAPUANO A PIETRO LO MONACO:
"Un gesto d'amore non ripagato dalla città". Non è il solito Pietro Lo Monaco, burbero e rabbioso, quello che alza ufficialmente bandiera bianca rendendo ancora più incerto il futuro del calcio peloritano: "Lascio il Messina. Stavolta senza se e senza ma. Il prossimo 30 giugno sarà l'ultimo giorno al timone della società". Dimesso, rassegnato, il patron giallorosso ufficializza con tutta l'amarezza che ha in corpo il suo disimpegno, alla fine della corrente stagione, dall'ACR MESSINA. Un momento che fino a qualche mese fa non avrebbe mai pensato fosse così vicino, una decisione maturata dopo tanto tempo passato a riflettere amaramente di una realtà che l'ha deluso con sullo sfondo una politica che non ha sentito amica. La decisione di Lo Monaco è irrevocabile...
-Nessun ripensamento?
Assolutamente no. Ho maturato la decisione, seppur sofferta, e posso ufficializzare che a giugno lascio. Non vedo cosa potrebbe cambiare in due mesi. Praticamente nulla. In questa situazione, che va avanti da tre anni, è impossibile continuare a fare calcio a livello professionistico.
-Perchè Pietro Lo Monaco lascia il MESSINA?
Semplice. Perchè in questo momento non ci sono le condizioni affinchè la città regga una squadra di calcio in terza serie. I costi sono elevati e il sottoscritto non è un magnate in grado di portare avanti il progetto. Se aggiungiamo che alla città non interessa più una squadra che la rappresenti in un torneo importante qual è la lega pro, che c'è una politica che mette il bastone tra le ruote e anche un tessuto imprenditoriale che mai ha inteso sposare il nostro programma, ditemi per quale motivo sarebbe cosa giusta andare avanti. Il gesto d'amore l'ho già fatto nel 2012, rilevando il club in difficoltà. Oggi ritengo che il sottoscritto non possa più andare avanti da solo. Ho già raschiato il fin troppo il barile. Basta, al 30 giugno lascio.
-Quando nascono i primi cattivi pensieri?
Già dalla scorsa stagione. Però, si sa, le vittorie ti permettono di superare anche lo sconforto e i momenti difficili. Così ho sperato che la città finalmente si svegliasse e apprezzasse gli sforzi della società e la qualità del nuovo campionato in cui figurano fior di squadre. Mi sono illuso e basta. E' stato un bagno di sangue e lo sarà fino al prossimo 30 giugno. Penso ai 264mila euro che dovrò versare entro il 16 aprile per garantire gli stipendi ai tesserati e resto dell'avviso che ho fatto uno sforzo economico non corrisposto dalla città. Ho vinto due campionati al timone della società, eppure adesso in tanti mi contestano. Si ha, purtroppo, la memoria corta in questa realtà.
-Si è mai chiesto il motivo per cui in città non è mai realmente scattata la scintilla come accaduto in passato quando il calcio è dovuto ripartire dal basso?
Sono cambiati i tempi. Mi rode appurare che in alcune partite di cartello abbiamo incassato appena 1800 euro, roba da campionato dilettantistico, rimettendoci tanti denari per aprire lo stadio, e che trenta-quarantamila sportivi, collegati con Sportube, seguivano la partita da casa attraverso il computer. E' stato uno smacco che non posso accettare. Se non sono bastate, dopo tanti anni di non-calcio, due promozioni per accendere la passione della gente, come sperare in tempi migliori?
-Di errori ne ha commessi anche lei. Ma davvero non si rimprovera nulla?
Sì, che ho buttato tanti soldi guadagnati con tanto sudore negli anni passati. Ma non ho rimpianti, l'ho fatto per amore di questi colori. Soltanto che mi sono reso conto troppo tardi che la città non era più la stessa di qualche anno fa. Il disamore della gente verso la propria squadra è sotto gli occhi di tutti, passo la mano sperando che il calcio possa presto tornare a entusiasmare i messinesi.
-Non crede che sia una frase forte affermare che questa città non sia all'altezza della Lega Pro?
Messina ha dimostrato questo negli ultimi anni. Ho preso la squadra in serie D e si sono abbonati in 700. Vincere non era facile nè scontato. Eppure ce l'abbiamo fatta a centrare il primo posto. L'anno dopo era il minimo aspettarsi lo stesso numero di tessere vendute. E invece ne abbiamo staccato meno della metà. Vorrà dire qualcosa? Nonostante tutto, abbiamo vinto un altro campionato da primi in classifica. Quest'anno mi aspettavo un "San Filippo" più popolato, invece i soliti tifosi a seguirci (gli abbonati, tuttavia, sono stati quasi 1800) e tanta apatia attorno al nostro Messina. A queste condizioni non ci sto e tolgo il disturbo.
-Sarebbe fallimentare il progetto se dovesse riportare, nella malaugurata ipotesi di retrocessione, la squadra laddove la rilevò tre stagioni fa?
Fallimento è una parola che non mi appartiene. Il fallimento è della città, non certo del sottoscritto che ha investito tanto sul Messina ricevendo poco o nulla. Ho vinto due campionati ma la riforma in questo caso annullerebbe una nostra stagione trionfale se dovesse andare male. Però posso affermare a testa alta che non sarebbe il fallimento di una proprietà che è andata ben oltre le proprie potenzialità. Con orgoglio posso dire che questa squadra in tre stagioni non ha mai preso un punto di penalizzazione. Vi pare poco? Di questi tempi è una notizia visto quel che succede sistematicamente dalla B in giù.
-Che incidenza ha nella decisione di lasciare il club il pessimo rapporto con la politica cittadina?
Fa parte di un meccanismo che non va. Se anche la politica non valorizza il patrimonio calcistico, non si va da nessuna parte. Purtroppo dal comune non abbiamo ricevuto la collaborazione che avremmo meritato e che ci saremmo aspettati. Si è parlato per mesi di convenzione, invece oggi ci troviamo a lavorare in due impianti senza avere nemmeno un pezzo di carta che regola la nostra posizione, In più, nonostante tutte le spese sostenute sia al "San Filippo" che al "Celeste", da Palazzo Zanca ci hanno chiesto il pagamento dell'affitto dei due stadi. Ma questo è un gioco al massacro e a pagarne le conseguenze è sempre l'Acr Messina. E quindi il sottoscritto. Negli ultimi mesi mi sono spesso sentito un uomo solo, la decisione maturata è la naturale conseguenza di un percorso che non ha portato i frutti sperati.
-Diceva che per crescere una squadra ha bisogno delle proprie strutture. Anche quì alle chiacchiere non sono seguite le parole.
Al mio arrivo lanciai questo messaggio, perchè, conoscendo Messina, sapevo che sarebbe stato uno snodo importante per il rilancio. Eppure, nonostante buoni propositi e false promesse, non siamo riusciti neanche a compiere il primo passo. Addirittura mi avevano proposto un terreno (quello a sud di San Filippo, sulla ss 114) che poi si è rilevato essere di proprietà di un privato !.
-La mancanza di un main-sponsor e l'assenza di un numero maggiore di aziende al vostro fianco è un punto a vostro sfavore.
Se il prodotto-calcio non tira in città perchè un imprenditore dovrebbe investire i propri denari sul Messina calcio? Il problema è a monte, la città non risponde e i problemi si susseguono.
-La gente che segue il Messina si è già spaccata. Resistono i pro-Lo Monaco ma crescono il fronte di chi non condivide il modo con cui ha gestito la società e i tempi in cui ha preso la decisione estrema, con una salvezza sempre più difficile da conquistare.
Nessun problema, io ho stima per i 300-400 tifosi che ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Tutti gli altri che parlano dovrebbero passarsi una mano sulla coscienza. E' stato dimostrato che il Messina interessa a pochi, sento troppe chiacchiere da chi, invece, in questi anni ha dimostrato scarso attaccamento alla gloriosa maglia giallorossa.
-Cosa succederà dopo il 30 giugno?
Innanzitutto spero di concludere la mia esperienza a Messina con la salvezza. E' un obiettivo che dobbiamo raggiungere per noi, per la gente che ci ha seguito, per la storia del Messina che non può tornare in D. La squadra ne ha le potenzialità, è stata costruita per un torneo più sereno ma siamo in questa situazione e adesso dobbiamo tirare fuori le unghie per salvare il salvabile.
-Conferma che nessuno, in questi mesi, si è avvicinato all'Acr?
Zero. Non conviene fare calcio in questa città. La pazzia l'ha fatta solo il sottoscritto. La decisione è presa. A giugno lascio. Se qualcuno è interessato a rilevare il club che alzi la mano, ci siederemo ad un tavolo e ne parleremo. Altrimenti sarà un futuro sempre più difficile per il calcio messinese. E lo dico, ahimè, con tanta rabbia e amarezza.

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